Parrocchia Comunità Missionaria pagine 001

PRELIMINARI

Un parroco della «banlieue» è un cattivo autore. Dove troverebbe il tempo per scrivere? Dall’ora della Messa alla chiusura dell’ultima riunione serale, le sue giornate sono intieramente occupate dalla cura dei parrocchiani: visite da fare, confidenze da ricevere, amministrazione del beneficio.

Quando mai potrebbe, quel pover’uomo dedicarsi ad un lavoro di composizione? Non è ancora entrato nel mondo dei suoi pensieri, che già la campanella del presbiterio lo chiama a risolvere problemi concreti. Inoltre, le sue visuali sono forzatamente limitate. Tutto dedito al settore confidatogli dal vescovo, come potrebbe avere le vedute generali, gli elementi necessari per un lavoro d’insieme? E nondimeno, se non è un parroco che parla della parrocchia e del ministero parrocchiale, chi ne parlerà dunque? Quante volte noi parroci ci siamo irritati alla lettura di certe pagine di pastorale, perchè capivamo che esprimevano solo vedute astratte! Non erano state vissute prima d’essere scritte.È troppo facile osare degl’indirizzi per il ministero, stando a tavolino, con le categorie mentali d’un impiegato d’ufficio!

Ecco perché, dopo aver molto esitato ed infine accettato, quando Padre Maydieu mi domandò di scrivere per i lettori di «Incontri» (1) le mie idee sulla parrocchia operaia, ho rifiutato di redigere l’opera ed ho chiesto un collaboratore. Così il nostro pensiero si è rivestito dello stile di Padre Chéry, pieghevole come una cappa domenicana. Dico «il nostro pensiero» perché i miei vice-curati ed io siamo tutt’uno; abbiamo vissuto insieme questo libro, prima di redigerlo; esso è il risultato della nostra comune esperienza e delle nostre lunghe meditazioni di gruppo a contatto con la realtà. Ecco perchè, anche quando parla soltanto lui, il parroco dice «noi»: non è un ‘plurale maiestatico’, ma un plurale di realtà.

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I miei confratelli nel ministero non devono vedere in questo lavoro la minima pretesa di dare loro una lezione. Se certe espressioni sono taglienti e certe affermazioni perentorie, perdonino la mia sgarbatezza. Un uomo d’azione è sempre un po’ eccitato: crede alla sua iniziativa, ci si butta anima e corpo, non si preoccupa gran che di curare le sfumature. Dettando queste pagine, io non ho avuto l’intenzione di comporre un trattato di pastorale, e meno ancora di dare il modello d’una parrocchia missionaria.

Mi è stato chiesto cosa abbiamo fatto a Colombes, in quelle date circostanze di tempo, di luogo e di persone in cui ci siamo trovati. Io l’ho detto. Altrove, avremmo senza dubbio agitato diversamente. Negli anni prossimi, io invecchierò, avrò intorno a me altri collaboratori; probabilmente il nostro metodo si evolverà. «Solo gli imbecilli ed i morti sono incapaci di cambiare», diceva non so più chi…

Non si prendano dunque i nostri capitoli per altrettante ricette bell’e fatte. Le parrocchie sono troppo diverse le une dalle altre; gli uomini che Cristo ha scelto per evangelizzarle sono troppo differenziati dalla loro natura e dalla loro grazia; i dati di pastorale sono fattori psicologici in cui si mescolano troppe cose imponderabili, perché sia ​​possibile dosarli in recipienti chiusi, apponendovi in ​​anticipo il cartellino indicante la quantità.

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Io ammiro coloro che, dalla torre isolata del loro scrittoio, fanno piani progressivi per la conversione delle parrocchie o per la penetrazione di certi ambienti. La realizzazione di questi piani si rivela purtroppo, talvolta carente; è l’unica cosa che costoro non avevano previsto. Ci sarà sempre la parte, insostituibile, dell’intuizione, e la parte ancor più grande e indispensabile della grazia: e questo impedirà sempre di tracciare in anticipo i sentieri di qualsiasi cura pastorale. Eppure, spesso certi confratelli, venutici a vedere da diverse parti della Francia, o interrogati per caso sui nostri incontri, ci hanno dimostrato di pensarla come noi su moltissimi punti. Inciampavano nei medesimi ostacoli, scoprivano le stesse prospettive, indovinavano possibilità simili, vedevano crollare le identiche cose antiquate.

È quindi possibile che queste pagine abbiano un interesse generale. Non pensiamo che esse debbano schiudere orizzonti totalmente nuovi: vorremmo solo che catalogassero tante idee sparse, le quali non osano esprimersi. Altri più prudenti di noi avrebbero indubbiamente esitato a trattare certi argomenti un po’ scottanti… Se ci vuole un paio di spalle per portare questa responsabilità, prestiamo le nostre. In cambio, vogliano i nostri confratelli fare una preghiera, affinché la parrocchia del Sacro Cuore di Colombes non abbia troppo a soffrire per il fatto d’avere un parroco che l’ha qualche volta abbandonata per lavorare a questo libro.

 

G. MICHONNEAU

Parroco del Sacro Cuore

 

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(1) Collana da cui sono usciti: «Francia, paese di missione? e «Problemi missionari della Francia rurale», ai quali si aggiunge la presente opera.