Saluto del nuovo parroco, don Eugenio…

Zona Pastorale | Diocesi di Rimini

Saluto del nuovo parroco, don Eugenio…

8 giugno 2020

Cari amici di San Raffaele,

se è vero che lo Spirito Santo sta presso ciascuno di noi per difenderci, lui guiderà i nostri passi. «Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). È la parola del Vangelo del giorno in cui ho ricevuto dal Vescovo Francesco il mandato a diventare parroco a San Raffaele, una parrocchia che conosco e apprezzo da quando sono al Crocifisso.
Ho 40 anni. Sono entrato in seminario dopo essermi laureato in Economia e gestione aziendale all’Università di Bologna. Di recente mi sono specializzato in Teologia delle Comunicazioni Sociali alla Pontificia Università Lateranense e ho iniziato il dottorato.
Ora si apre un nuovo capitolo. Ogni cambiamento porta con sé il dolore del distacco e la gioia della novità. Trovo singolare che mi succeda di diventare parroco per la prima volta proprio ai tempi del COVID. A Dio non manca certo il senso dell’umorismo…
Prima di venire da voi sono stato viceparroco al Crocifisso per 4 anni più un anno come diacono. Mi sento chiamato a imparare tanto e a mettere a disposizione ciò che sono. Penso che il parroco debba essere anzitutto padre di una comunità, fatta da figli e non da “numeri” da gestire. Ciascuno di voi rappresenta un frammento importante e prezioso del volto di Gesù, la cui storia – per un mistero grande – chiede di essere intrecciata con la mia.
Arrivo raccogliendo frutti abbondanti di Grazia seminati in tanti anni dalla passione, entusiasmo e sincerità di Bilo (originario come me di Riccione, parrocchia san Martino). Oltre a essere confratello e amico, mi è molto caro e lo stimo molto.
Nel cambiamento ci si apre davanti un libro da scrivere a più mani: risente di una storia, ha pagine già scritte, e altre nuove. Questo avverrà con le mani della comunità, quelle del suo pastore, ma anzitutto con le mani premurose del Padre.
Vengo tra voi per condividere le vostre storie, come mi sarà possibile, coi miei limiti e i doni che il buon Dio mi fa. Prego che non ci manchi la gratitudine per la Grazia che Dio semina tra noi. Per questo vi chiedo la preghiera, per me e il mio ministero: senza il Signore Gesù – dice Giovanni – non possiamo fare nulla.
Preghiamo insieme, perché possiamo sentire la voce del Buon Pastore che pensa già per ciascuno di noi un percorso bello in cui incontrarLo vivo e presente, nell’Eucarestia, nella vita comunitaria e nei sacramenti. Perché non ci manchi la capacità di mantenere ciò che di buono il Signore ci ha fatto sperimentare. E neppure il coraggio di saper osare, contro schemi che chiedono di essere cambiati, seguendo la Luce dello Spirito. Né ci manchi il tempo di gustare assieme un caffè, un gelato, un sorriso, il chiarimento e il perdono reciproco.
Tutti nella Chiesa siamo chiamati a fare la nostra parte, come corresponsabili, uniti nell’unico Signore Gesù. Con missioni e ministeri diversi, siamo tutti di Dio, chiamati alla comunione. In attesa di farlo personalmente, mando a ciascuno un forte abbraccio. Nessuno manca nella mia preghiera e nell’offerta della Messa: ho iniziato dal giorno in cui ho appreso la notizia dal Vescovo. Si apre davanti a noi un tempo fecondo, avremo modo di divertirci…

don Eugenio Savino