Saluto di don Giuseppe che parte…

Zona Pastorale | Diocesi di Rimini

Saluto di don Giuseppe che parte…

Cari amici di Sanraffa,

è arrivato il tempo dei saluti. Permettetemi perciò di accompagnare questa mia lettera con alcune parole più personali e interiori.
Diciotto anni sono un tempo cospicuo per disegnare una storia importante. Cosa mi porto nello zaino in questa nuova partenza?
Prima di tutto la grande umanità della nostra gente. Ed allora i ricordi vanno prima di tutto alle scelte dei primi anni. Avevo pensato di venirvi a trovare casa per casa, famiglia per famiglia perché ho desiderato da sempre poter conoscere le persone che vivono attorno a casa mia. La parrocchia è la fontana del villaggio, la casa comune ed il nostro quartiere, l’Ina casa, è proprio un grande villaggio, dove tutti ci si conosce e ci si frequenta; dove tutto è in comune. Ricordo spesso questo aneddoto della prima estate, quando di ritorno dall’ennesimo campeggio con tanto di barba lunga, qualcuno venendo a messa disse che evidentemente dovevo avere un fratello missionario. Semplicemente non mi avevano riconosciuto, perché a tutto ci deve essere una spiegazione, anche alla barba del prete.
Poi vorrei ricordare i preti che mi hanno preceduto, don Sergio e don Andrea. Di don Sergio conservo nel cuore le grandi intuizioni sulla messa come centro di una comunità parrocchiale e della comunione come stile che accompagna l’agire pastorale. Di don Andrea, che mi ha accompagnato per tanti anni, conservo la presenza vigile e generosa verso questa parrocchia che ha fondato ed aiutato a crescere in ogni aspetto, sia materiale (pensiamo alle opere che il don ha sostenuto e promosso), sia spirituale (sono celebri le sue catechesi nelle omelie…).
Sono venuto da voi all’inizio della mia maturità umana e pastorale ed il nostro quartiere era ancora densamente popolato. In questo tempo ho accompagnato tante persone nei passaggi fondamentali della vita, la nascita, le scelte di vita, il saluto da questa terra. Di tutti conservo vivo nella memoria il ricordo indelebile. Spesso mi vengono in mente le passeggiate in bicicletta, che facevo soprattutto in estate, per salutare i nonni del quartiere affacciati sui balconi e nei giardini delle loro case.
Non voglio neppure dimenticare i numerosi collaboratori della nostra parrocchia. Tanti si sono prodigati, tanti tuttora spendono energie, tempo, passione per rendere “vivibile e calda” la nostra comunità. Il ricordo va a chi opera nella pastorale e nell’educazione sino agli amici del GT (Gruppo Tecnico). Vi chiedo perdono per tutte le volte che non vi ho accolto, che ho superato il limite del rispetto e della equilibrata paternità.
Un pensiero anche a don Eugenio che proseguirà il cammino con voi, accoglietelo con simpatia e spirito di collaborazione. Siamo tutti nella stessa barca… quella barca che accoglie Gesù ed i suoi discepoli; anche se lui alle volte pare addormentato! Come ci ricorda il vangelo.

Bilo
(Questa volta mi firmo con il mio soprannome, ormai sinonimo della mia persona)

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